Eden Hotel Hotel a Levico Terme in Trentino

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Ristorante Maximilian

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Descrizione

Il Trentino è da sempre Terra generosa di sapori semplici e naturali e i nostri cuochi sono sempre alla ricerca dei prodotti più freschi e migliori. Questa è un’ottima occasione per iniziare a conoscere la tradizione della nostra cucina.

Prima colazione

Per iniziare al meglio la giornata, al vostro risveglio troverete “Il Nostro Ricco Continental & English Brekfast Buffet ”
Abbiamo selezionato per voi: un vasto assortimento di prodotti da forno dolci e salati, l’angolo bio, un’ampia selezione di mieli e marmellate, di frutta fresca e frutta secca, un ricco assortimento di pane e dolci troverete quindi assolutamente piacevole deliziare il vostro palato ed i vostri sensi con una giusta carica energetica prima di cominciare le vostre attività

Cucina locale

L’amore per la nostra terra ci impegna nella continua ricerca della genuinità e della freschezza dei nostri prodotti.
L’assoluto rispetto delle tecniche di preparazione che coniugano le antiche esperienze con le più moderne tendenze vi garantiscono piatti dai sapori e profumi autentici ed unici.

Il menu

Per i nostri Ospiti che soggiornano in mezza pensione o in pensione completa, abbiamo preparato un menu del tutto accattivante:

la nostra proposta prevede la scelta tra più di dieci primi e dieci secondi piatti che vi permettono di esplorare la nostra cucina locale senza dimenticare i classici della cucina nazionale.
Nella nostra proposta non può mancare l’attenzione per le proposte vegetariane e la possibilità di piatti ” glutine free “.
Inoltre due sere in settimana ” Dinner a Lume di Candela ”
Tutto sempre rigorosamente selezionato e preparato con onestà del nostro staff di cucina.

Non manca ovviamente un ricco assortimento di verdure a buffet

Inoltre una ricca carta dei dessert, vi farà terminare il vostro pranzo con
” estrema dolcezza “

La Grand Carte

Gli Antipasti

Scrigno di Mela con Speck Croccante e Vezzena
Petto d’Oca Affumicato
Carne Salada Cruda con Porcini Tiepidi
Patè di Selvaggina con Crostini
Carpaccio di Polipo con Rucoletta e Salsa Citronette
Salmone di Scozia con Crostini
Le Zuppe e I Primi Piatti

Orzeto alla Trentina
Canederli in Brodo
Zuppa di Verdura
Strangolapreti alla Trentina
Tagliatelle con Porcini
Maccheroni al Ferro con Crudaiola
Spaghettini con Pomodoro, Speck e Ricotta Affumicata
Pappardelle di Grano Saraceno alla Lepre
Tagliolini al Nero di Seppia con Code di Gambero e Bottarga

Le Carni

Straccetti di Carne Salada al Rosmarino e Uva Sultanina
Costata di Manzo alla Griglia
Paillard di Vitello alle Piccole Erbe Aromatiche
Tagliata di Filetto all’Aceto Balsamico
Bocconcini di Capriolo in Umido con Polenta
Brasato di Bue al Teroldego
Grigliata di Carne alla Trentina
Carpaccio con Grana e Sedano

Il Pesce

Filetto di Trota Salmonata alle Mandorle
Filetto di Salmerino al Gewürztraminer
Orata ai Ferri
Scampi alla Griglia
Carpaccio di Pesce Spada
I Salumi ed i Formaggi

Speck dell’Alto Adige con Luganega Valsuganotta e Lardo Nostrano, accompagnati da Schüttelbrot e Rafano
Asiago Dolce e Mezzano, Puzzone di Moena, Asiago Stravecchio, Vezzena Stravecchio accompagnati da Confettura di Sedano
Prosciutto di Parma e Sfogliatine
Bresaola della Valtellina con Salsa Vinegrette

I Dessert

Strudel di Mele
Tenerella Cioccolato e Pere
Torta di Grano Saraceno con Panna Acida
Torta Sacher
Pinza de Pan

Bavarese al Caffè e Amaretto
Panna Cotta con Salsa di Lamponi
Crem Caramel

Semifreddo ai Frutti di Bosco
Meringata
Gelato

Frutta Fresca a Buffet
Frutta Secca a Buffet
Ananas con Zucchero di Canna e Maraschino
Frutta Cotta

Vezzena Stravecchio 24 Mesi
Puzzone di Moena
Formaggio di Capra Trentino
Parmigiano Reggiano
Tet de Moine

Il vino

I vitigni antichi del Trentino:
dal silenzio delle collezioni all’allegria della tavola

Il Trentino viticolo rappresenta una cerniera culturale tra le viticolture dell’Europa continentale e quella mediterranea. Le prime attestazioni della produzione e consumo rituale di vino in Trentino risalgono al VI-V sec. a.C. da parte delle popolazioni reto etrusche dell’Anaunia (l’attuale Valle di Non), che integrano successivamente le loro conoscenze con gli apporti varietali e commerciali dei Greci focesi di Adria e Spina, attraverso la Valsugana ed in parte la Valle dell’Adige, rapporti che si manterranno saldi anche durante il periodo della presenza veneziana in Trentino.
Le diverse matrici culturali identificano così molti vitigni con nomi vernacolari, spesso appartenenti a poche famiglie varietali, in base a caratteri specifici della morfologia e della produzione, che evidenziano la consistenza delle bacche, la forma del grappolo, l’aroma dell’uva o il luogo primigenio dell’origine. Le grandi variazioni nelle piattaforme ampelografiche non sono quindi solo il risultato dell’integrarsi di comportamenti economici con quelli culturali, come
avviene ai nostri giorni, ma il risultato di eventi indipendenti dalla volontà dei viticoltori di allora, come i grandi cambiamenti climatici della .piccola glaciazione. (XIV-XVII sec.), le conseguenze delle guerre e dei trattati commerciali che spesso hanno causato con forti correnti di emigrazione lo spopolamento di intere valli o l’.arrivo delle malattie cosiddette americane della vite alla fine del XIX sec. Dei circa 56 vitigni censiti nel 1883 dall’Istituto Agrario di S. Michele ne rimangono una ventina e di questi solo cinque o sei sono ancora coltivati.
Dagli anni ’60 sull’onda dei movimenti ecologisti internazionali, nell’opinione pubblica si evidenzia sempre più una rinnovata presa di coscienza sull’ importanza della conservazione della biodiversità e della necessità di contrastare l’erosione genetica in tutti gli organismi viventi naturali e coltivati. Il passaggio dalla conservazione museale dei vitigni
antichi nelle collezioni ad un loro reinserimento nella viticoltura produttiva è avvenuto però per effetto della banalizzazione che sempre più investe la produzione di vino nel mondo provocata dalla diffusione di pochi vitigni e dalla standardizzazione delle pratiche enologiche. La riscoperta dei vitigni antichi è la risposta più efficace che alcuni viticoltori
trentini danno a questo processo inarrestabile di omologazione non solo nell’ agroalimentare, ma questi vini “riscoperti” devono rimanere dei prodotti d’élite, per pochi amatori delle cose semplici.

ATTILIO SCIENZA
Università degli Studi di Milano

Vini Bianchi Autoctoni

Blanc de Sers Vitigno Wanderbara e Veltliner Rosato Cantina Casata Monfort Lavis
Nosiola Majano affinato in barriques d’acacia Poli Francesco Santa Massenza

Vini Rossi Autoctoni

Pavana della Valsugana Poli Francesco Santa Massenza
Portoghese Casata Monfort Lavis
Destrani Franconia Pravis Lasino
S. Lorenzo Casata Monfort Lavis
Groppello di Revò Augusto Zadra Revò

IL MANIFESTO DELLE TRIPLE A

Manifesto dei Produttori di Vini Triple A
Agricoltori Artigiani Artisti
Ideato e redatto da Luca Gargano nel Luglio 2001

Questo manifesto nasce in seguito alla constatazione che buona parte dei vini attualmente prodotti nel mondo sono standardizzati, cioè ottenuti con tecniche agronomiche ed enologiche che mortificano l’impronta del vitigno, l’incidenza del territorio e la personalità del produttore.
La standardizzazione sta generando vini simili in ogni angolo del pianeta, appiattiti nei caratteri organolettici e incapaci di sfidare il tempo.
Secondo questo manifesto, per ottenere un grande vino, ad ogni produttore occorrono 3 doti basilari riassumibili nelle 3 A di:

• A come Agricoltori
soltanto chi coltiva direttamente il vigneto può instaurare un rapporto corretto tra uomo e vite, ed ottenere un’uva sana e matura esclusivamente con interventi agronomici naturali.
• A come Artigiani
occorrono metodi e capacità “artigianali” per attuare un processo produttivo viticolo ed enologico che non modifichi la struttura originaria dell’uva, e non alteri quella del vino.
• A come Artisti
solamente la sensibilità “artistica” di un produttore, rispettoso del proprio lavoro e delle proprie idee, può dar vita ad un grande vino dove vengano esaltati i caratteri del territorio e del vitigno.

Da queste considerazioni iniziali si ricava un decalogo, le cui regole devono essere rispettate da chi voglia produrre vini Triple A.
Il Decalogo dei Vini Triple A
I vini Triple A possono nascere solo:
– da una selezione manuale delle future viti, per una vera selezione massale.
– da produttori agricoltori, che coltivano i vigneti senza utilizzare sostanze
chimiche di sintesi rispettando la vite e i suoi cicli naturali.
– da uve raccolte a maturazione fisiologica e perfettamente sane.
– da mosti ai quali non venga aggiunta né anidride solforosa né altri additivi.
L’anidride solforosa può essere aggiunta solo in minime quantità al momento dell”imbottigliamento.
– utilizzando solo lieviti indigeni ed escudendo i lieviti selezionati.
– senza interventi chimici o fisici prima e durante la fermentazione alcolica diversi dal semplice controllo delle temperature. (Sono tassativamente esclusi gli interventi di concentrazione attuati con qualsiasi metodo).
– maturando sulle proprie “fecce fini” fino all’imbottigliamento.
– non correggendo nessun parametro chimico.
– non chiarificando e filtrando prima dell’imbottigliamento.

Vini Bianchi

Pinot Grigio Bergamini
Trebbiano d’Abruzzo Emidio Pepe

Vini Rossi

Merlot “Dodòn “ Denis Montanar
Esegesi “Cabernet e Merlot” Eugenio Rosi
Poiema “ Marzemino dei Ziresi” Eugenio Rosi

Vini Bianchi dal Trentino Alto Adige

Valdadige Cantine Cavit Ravina
Prime Rose Cantine Cavit Ravina
Nosiola Bolognani Lavis
Chardonnay Battistotti Nomi
Pinot Grigio Casata Monfort Lavis
Pinot Bianco Zeni Grumo
Müller Thurgau Pojer & Sandri
Riesling Renano Pelz e Piffer Cembra
Sylvaner Valle Isarco Taschlerhof Bressanone
Weiss “Pinot Bianco, Chardonnay ” Baron Widmann Cortaccia
Gewürztraminer “ Cancenai “ Rottensteiner Bolzano

Gli Speciali

Sotsàs Cuvée “Sauvignon, Chardonnay, I. Manzoni” Maso Cantanghel Civezzano
Stravino “Chardonnay, I. Manzoni, Riesling, Kerner, Sauvignon” Pravis Lasino
Chardonnay Selezione Praistel Longariva Rovereto
Besler Blank “Pinot B., Riesling R, Sauvignon, Inc. Manzoni e Kerner” Pojer & Sandri Faedo
Kerner “ Prepositus “ Novacella
Sauvignon Baron Widmann Cortaccia
Gewürztraminer Selezione Baron Widmann Cortaccia

dall’Italia

Soave Classico Suavia Soave
Tocai del Collio Draga San Floriano del Collio
Orvieto Secco Mottura Civitella d’Agliano
Vernaccia di S. Gimignano Ris. La Lastra San Gimignano
Verdicchio di Matelica Azienda del Carmine
Vermentino di Gallura Pedra Majore Calangius
Prosecco Vallis Mareni Premaor

dalla Francia

Chablise Chaude Ecuelle
Poully Fumé Gui Saget

Vini Rossi dal Trentino Alto Adige

Valdadige Rosso Cavit Ravina
Marzemino Simoncelli Rovereto
Teroldego Rotaliano Fedrizzi Mezzolombardo
Pinot Nero “Blauburgunder” Rottensteiner Bolzano
Merlot Battistotti Nomi
Vernaccia Baron Widmann Cortaccia
Cabernet Sauvignon Balter Rovereto
Rebo Pravis Lasino
Lagrein Casata Monfort Lavis
Lago di Caldaro “Kalterersee” Rottensteiner Bolzano
Quattro Vicariati “Merlot – Cabernet” Cavit Ravina
Rot “Cabernet Sauvignon e Franc – Merlot” Baron Widmann Cortaccia
Cabernet Sauvignon

Gli Speciali

Marzemino Selezione Letrari Rovereto
Besler Ross “Pinot Nero, Zweigelt Franconia, Negrara , Groppello” Pojer & Sandri Faedo
Syrah Pravis Lasino
Barbanico “Cabernet, Merlot, Lagrein” Balter Rovereto
Pinot Nero Riserva Zinzele Longariva Rovereto
Cabernet Sauvignon “ Marognon “ Longariva Rovereto
Rosso Faye “Cabernet S. Cabernet F.Merlot Lagrein” Pojer & Sandri Faedo
Auhof “Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Syrah” Baron Widmann
Tre Cesure Ris. Marco Manica “Cabernet, Merlot” Longariva Rovereto
Campi Sarni “Cabernet, Merlot”Vallarom Avio
Teroldego Dei Pini Barriques Zeni Grumo
Teroldego Vigilius Barriques De Vescovi Ulzbach Mezzacorona
San Leonardo “Cabernet, Merlot” Guerrieri Gonzaga Borghetto all’Adige

dall’Italia

Lambrusco Grasparossa Barbolini
Lambrusco Amabile Barbolini
Valpolicella Classico Brigaldara
Bardolino Vigna della Corte
Barbera Oltrepò Pavese Montini
Bonarda Oltrepò Pavese Montini
Chianti Classico San Giorgio a Lapi
Rosso Montepulciano Lombardo
Rovaio La Lastra
Cannonau “Tonaghe” Contini
Primitivo di Manduria Feudi Salentini
Nero d’Avola “Terra delle Sirene” Zenner
Amarone Valpilicella Classico Brigaldara
Brunello di Montalcino Palazzo
Barolo Virna
Sassicaia 2002 Tenuta San Guido

dalla Francia

Châteauneuf du Pape Jean Quiot
La Grave Martillac Château Latour-Martillac

Vini Rosati

Schiava Atesina Cavit Ravina
Prime Rose Cavit Ravina
Lagrein Kretzer Rottensteiner Bolzano
Pinot Nero Rosato Zeni Grumo
Blanc de Noir Kranzl Cermes

Vini da Dessert

Moscato Giallo 0,5 Casata Monfort Lavis
Moscato Rosa 0,375 Zeni Grumo
Vino Santo Trentino “Arele”0,375 Pravis
Riesling Renano 0,5 10 Vendemmie Tardive Pelz e Piffer
Recioto Classico “ Acinatico” 0,5 Accordini
Merlino 0,5 Pojer & Sandri
Château Bècherau Sauternes 0,375 Bommes

Spumanti e Champagne

Müller Thurgau
Rotari
Cesarini e Sforza
Brut Rosè Pojer & Sandri
Ferrari
Altemasi
Moët Chandon
Veuve Cliquot
Dom Perignon

Prodotti Locali

I prodotti della Valsugana

LE CILIEGIE
La coltivazione del ciliegio, che in Valsugana vanta una lunga tradizione, è principalmente diffusa sulle soleggiate colline che sovrastano il Lago di Caldonazzo nella zona di Susà, Costasavina, e Castagné (frazioni di Pergine Valsugana) in un’area di notevole bellezza paesaggistica. Qui si coltiva quasi esclusivamente il ciliegio dolce. Tra le più squisite varietà prodotte troviamo il Durone Nero primo, il Durone dell’Anella, la Mora di Carzano, Bella Italia, il Durone Costasavina, la Bolognese, Cardinale, Kordia, Schneiders e la Regina. La ciliegia del perginese si distingue per la polpa compatta, aromatica, gradevolmente dolce e per la brillantezza del frutto. Queste caratteristiche sono dovute all’altitudine, (400-600 mslm) all’esposizione al sole, alla composizione dei terreni e all’escursione termica tra il giorno e la notte. E’ per l’alta qualità ottenuta in questa zona che la cerasicoltura è da lungo tempo praticata.

I PICCOLI FRUTTI DI BOSCO
Piccoli nelle dimensioni, ma grandi nel gusto. Stiamo parlando di fragole, fragoline, lamponi, more, mirtilli, ribes, che da sempre crescono spontaneamente in queste terre di montagna. Le fragole si coltivano principalmente in Val dei Mocheni, in Valsugana e sull’Altopiano di Pinè dai cinquecento agli oltre milleduecento metri di quota. Stessa cosa per le fragoline selvativhe, il più caratteristico dei frutti di bosco, fragili e delicate ma forti in aroma e profumo. Fino ai 1500 metri di altitudine cresce per tutta l’estate una particolare varietà di lamponi, dal colore rosso intenso e dalla forma leggermente allungata, chiamati “ampomole”. A questa stessa famiglia appartengono le more, dal colore nero brillante e dall’elevata succosità. I mirtilli neri e rossi, maturano oltre i mille metri, soprattutto nell ‘Alta Val dei Mocheni e sulle pendici del lagorai. Il ribes è un frutto a grappolo le cui bacche vantano un aroma diverso a seconda della colorazione: rossa, nera o bianca

LE CASTAGNE
Altro prodotto di punta della Valsugana è la castagna la cui coltivazione è diffusa soprattutto nella zona di Roncegno Terme, una tra le maggiori aree castanicole del Trentino dove, grazie alla particolarità climatica e al terreno di natura acida, si coltiva da secoli. Pare infatti che il castagno sia stato introdotto in Valsugana dai Romani che percorrevano la via Claudia Augusta Altinate, anche se si hanno notizie certe solo a partire dagli ultimi 350 anni. La castagna infatti, grazie alle sue proprietà nutrizionali ed essendo un frutto di facile trasporto e conservazione, costituiva una preziosa risorsa alimentare per le legioni. I castagni della zona di Roncegno sono noti per la loro imponenza ed alcuni di questi hanno parecchie centinaia di anni.
La varietà prodotta in questa zona è particolarmente saporita ottima da consumarsi fresca per caldarroste ma anche per la preparazione di dolci

IL MIELE DI MONTAGNA
Conosciuto gia nei tempi antichi come nettare degli dei, il miele è un vero e proprio alimento ricco di proprietà benefiche. Oltre agli zuccheri facilmente assimilabili, è ricco di vitamine, sali minerali ed enzimi, elementi preziosi per il benessere dell’organismo.
In Valsugana l’apicoltura è particolarmente diffusa ed è praticata con tecniche moderne. Assieme al miele raccolto in genere tre volte all’anno (primavera, estate, autunno), vengono prodotti polline, pappa reale e propoli. Tra le più gustose varietà di miele prodotte in Valsugana ci sono il miele di rododendro, il miele di acacia, di castagno, il miele millefiori di montagna e il miele di melo ottimo come dolcificante o da abbinare con il formaggio Vezzena.

IL FORMAGGIO VEZZENA
L’arte di saper fare il formaggio si è radicata in Trentino da centinaia di anni. Una passione antica il cui segreto è racchiuso principalmente nella qualità del latte e nella tecnica di trasformazione tradizionale che regala prosotti d’alpeggio genuini e autentici.La salubrità dei nostri prodotti d’alpeggio e caseari, oltre ad essere custodita dall’aria pulita delle Alpi e dall’alimentazione naturale del bestiame, è tutelata da un severo disciplinare voluto dall’associazione dei produttori trentini.La tradizione vuole che il Vezzena venga prodotto sull’omonimo Altipiano nei caseifici di Lavarone e Folgaria. Da tavola e da grattugia, saporito e leggermente piccante, è un formaggio che può arrivare a una staionatura di due anni, mentre gli aromi che sprigiona sono diversi a seonda del periodo del pascolo. Realizzato con latte cruso è divenuto un presidio slow food.

LA SALUMERIA
La lavorazione della carni di maiale ha in questa terra radici lontane che si tramandano da generazioni di contadini e di allevatori. Accanto ai salumi tipici trentini quali la luganega, si trovano saporiti salumi locali prodotti ancora secondo alcune ricette antiche valsuganotte: la noce di prosciutto al pepe spezzato e il capocollo la cui proprio la “copertura” rigorosamente eseguita a mano con lavoro da certosino, conferisce ai prodotti un aroma ed un profumo davvero ineguagliabili; la mortandela prodotta soprattutto nella zona di Caldonazzo, un insaccato fatto con le parti nobili del maiale, filetto e fegato, a cui si aggiungono sale pepe e spezie miste. Si presenta avvolta nel redesel, una rete ottenuta dall’intestino del maiale. E’ un piatto tipicamente autunnale legato al periodo della macellazione del maiale. La mortandela viene rosolata nel vino bianco o rosso e può essere spruzzata di aceto o precedentemente passata nella farina gialla di granoturco. Si mangia con la polenta pania, un tipo di farina molto nutriente ottenuta da semi di miglio (panicum miliaceum) tritati, o con polenta zalda, cioè di mais.
Molto gustosa è pure la linea dedicata alla selvaggina come i prosciutti di cinghiale, cervo e di oca, delicatamente affumicati, per non parlare poi dello speck, sezionato con la parte più pregiata del prosciutto di maiale, messo in concia nei barili con il sale e le spezie, fatto riposare per una luna intera e quindi sapientemente affumicato con legna e bacche di ginepro e poi lasciato per mesi e mesi a stagionare nelle cantine.

ACQUA LEVICO CASARA
Dal cuore del Trentino, fra verdi foreste a oltre 1.600 metri di quota, sgorga un’acqua purissima e leggera, ricca di proprietà benefiche, elisir incontaminato della montagna: già al primo, fresco sorso, l’Acqua Levico rivela la sua natura piacevolmente salutare.
Minimamente mineralizzata, gradevole da bere sola o durante i pasti, è, grazie alla sua composizione e alla sua origine, preziosa alleata di bellezza e benessere.
Importantissimo è il ruolo dell’acqua minerale per l’organismo: garante del corretto scambio di sostanze fra le cellule, aiuta ad eliminare le scorie e favorisce l’assorbimento dei nutrienti. Bere in modo adeguato, almeno due litri d’acqua ogni giorno, depura il corpo e lo fa funzionare al meglio, elimina le tossine, aumenta la vitalità degli organi e salvaguarda bellezza e giovinezza della pelle.
La scelta dell’acqua migliore porta, quindi, innegabili vantaggi in termini di salute e vigore: Acqua Levico, con tutta la purezza delle sue origini trentine, è il gradevole alleato per mantenersi in forma in modo naturale.
L’acqua minerale naturale è il prodotto biologico per definizione, sempre D.O.C.G. (Denominazione Origine Controllata Garantita), semplice e incontaminata come la sorgente da cui sgorga. Acqua Levico nasce presso una delle più famose stazioni termali italiane, di tradizione centenaria, nello scenario grandioso e affascinante delle Alpi dell’Alta Valsugana, tra foreste d’abeti baciate da un ottimo clima montano.
Acqua Levico è imbottigliata alla sorgente in bottiglie di vetro, ulteriore scelta di limpida trasparenza in ogni senso: il vetro è chimicamente inerte e non rilascia sostanze che modifichino la composizione dell’acqua, e, in pieno rispetto dell’ambiente, è riutilizzabile e completamente riciclabile.

I VINI, LE GRAPPE E I LIQUORI
Fra i prodotti tipici spiccano gli ottimi vini provenienti da pregiate uve, accuratamente selezionate. I vini trentini vanno dai bianchi secchi come lo Chardonnay, il Pinot bianco, il Pinot grigio, la Nosiola, il Müller Thurgau, il Traminer, il Moscato giallo agli spumanti di alta qualità organolettica, ai rosati e ai rossi tra i quali il Teroldego, il Marzemino, il Lagrein, il Pinot nero, il Merlot e il Cabernet. Esclusivi della Valsugana sono i vini dell’Angelo, come l’ottimo vino rosso “Pavana della Valsugana” e lo squisito bianco “Blanc de Sers” entrambi prodotti da uve di vigneti autoctoni.
A fine pasto è d’obbligo provare la famosa grappa valsuganotta, bevanda di antica tradizione ottenuta dalla distillazione delle vinacce. La grappa ha diverse aromatizzazioni, può essere alla sperula, alla ruta, al ginepro, al miele, al mirtillo, alla pera. A Natale vale la pena di assaggiare la “Grappa dell’Avvento” il cui sapore fa rivivere antiche leggende del passato.
Ma la bevanda tipica della Valsugana rimane il “Carampampoli” o “Parampampoli”, bevanda aromatica ottenuta con la mescolanza di caffè, grappa, zucchero, vino ed altro ancora, che si presenta fiammeggiante nei caratteristici recipienti

LA FARINA DELLA VALSUGANA
Dalla collaborazione tra il Progetto LEADER PLUS Valsugana, la Fondazione De Bellat e l’Istituto Agrario S. Michele all’Adige sono stati sperimentati in questi ultimi anni alcuni vecchi ecotipi di mais da polenta coltivati in Valsugana fino ad alcuni decenni or sono arrivando a riportare in coltivazione il vecchio mais tradizionale.